Sul muro dell’edificio che ho di fronte si intravede un’insegna. Finn’s Hotel. Da questo posto James Joyce ha ricavato due libri, o comunque il titolo del secondo. Finn. Finnegan. Ed è anche qui che il 10 giugno 1904 ha visto per la prima volta Nora Barnacle, che all’epoca lavorava nell’hotel. I due giovani sconosciuti si diedero appuntamento per quattro giorni dopo. Si incontrarono fuori dalla casa in cui Sir William Wilde e la moglie Jane vivevano e avevano cresciuto il figlio, morto ormai da tre anni al momento del rendez-vous di Joyce e Nora.

In occasione dell’uscita in Irlanda del suo nuovo libro Mad, Bad, Dangerous to Know: The Fathers of Wilde, Yeats and Joyce, Colm Tóibín si offre al The Irish Times come guida per un tour unico nella sua Dublino. Tra storia nazionale, ricordi personali e fantasmi letterari, l’autore della Casa dei Nomi si mette sulle tracce lasciate da Yeats, Wilde, Beckett, Joyce… e dai loro padri.


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Solo dopo aver scritto una trentina di pagine degli Innamoramenti mi sono accorto che sicuramente ci sono molte differenze tra uomo e donna, ma non nella narrazione. Non credo ci sia un’enorme differenza tra il modo di raccontare una storia di una donna e quello di un uomo. In Berta Isla ci sono due voci — una è in terza persona e l’altra in prima —  e quest’ultima è di Berta Isla stessa. Questa volta devo dire che è stato più facile.

Ave Marías! In un’intervista alla «Paris Review» Javier Marías svela qualche segreto sulla sua scrittura e i suoi personaggi. Ma anche sulla sua età e soprattutto sul suo rapporto con il fumo. Da non leggere se si sta cercando di smettere di fumare.

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Quando penso ad autori che si sono impegnati nell’esplorazione dell’infanzia, mi vengono in mente W.G. Sebald, Ann Beattie e Siri Hustvedt. Sebbene chiaramente i loro libri non siano destinati a un pubblico young adult, riescono a cogliere i dettagli più nascosti dell’infanzia senza essere banali o scontati.

Su Literary Hub un articolo di Nicole Rivas sui romanzi più convincenti quando si parla di infanzia e adolescenza. Tra questi L’estate senza uomini di Siri Hustvedt, in cui la protagonista Mia Fredericksen, appena lasciata dal marito, accetta di tenere un corso estivo di poesia seguito solo da ragazze che le ricorderanno il tempo della sua pubertà.

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Baldwin e Coetzee hanno solcato l’oceano in direzioni opposte. Ma scappavano da due società che erano molto simili. La storia degli Stati Uniti ha molti punti in comune con quella del Sudafrica: il suprematismo bianco, lo sterminio delle popolazioni indigene, la schiavitù, la segregazione. Ed entrambi i paesi oggi fanno i conti con conseguenze disastrose.

In un articolo molto interessante di «The Offing» Leila Green traccia un parallelo, in particolare intorno all’idea patria e di storia, tra lo scrittore americano James Baldwin, morto nel 1987, e il Premio Nobel sudafricano J.M. Coetzee.

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Non al talento ma all’«ostinazione», non a una supposta dote naturale bensì a un elevato quoziente di «autotortura» Philip Roth riteneva di dovere l’esistenza dei suoi libri, prima ancora del loro successo. Quando all’età di settantasette anni, con trentuno volumi alle spalle e un posto di primo piano nel canone occidentale, decise di mettere fine alla sua attività di scrittore, una motivata incredulità generale accolse la sua dichiarazione di cedimento alla stanchezza, alle «frustrazioni quotidiane» non più sorrette dalla «vitalità intellettuale», dalla «energia verbale e dalla forma fisica necessarie per sferrare e condurre a termine un attacco creativo su larga scala a una struttura complessa ed esigente come quella del romanzo».

Su Le parole e le cose un’articolo di Francesca Borrelli su Philip Roth, e in particolare sulla raccolta  Perché scrivere?, uscita nelle Frontiere Einaudi il 23 ottobre, un volume, curato da Roth stesso, con il meglio della sua non fiction, oltre a appunti di lettura, conversazioni, ricordi, lettere. In un continuo dialogo con la sua produzione narrativa, che ne conferma la grandezza.

E per chi fosse a New York il 28 ottobre, imperdibile la maratona di lettura del Complotto contro l’America tenuta da attori d’eccezione, tra cui John Turturro, Jon Hamm, Elizabeth Marvel, André Holland. Tutti i dettagli sul sito della Library of America.

stelleSe in Italia la letteratura straniera ha sempre occupato un posto di rilievo, nei paesi anglosassoni il numero di libri tradotti è nettamente inferiore. È incoraggiante quindi sapere che negli ultimi anni c’è un interesse crescente per la letteratura tradotta e una grande ammirazione per i traduttori.

Sul «New York Review of Books» Tim Parks, scrittore, giornalista e traduttore, offre un punto di vista interessante sulla letteratura tradotta, con esempi di errori o inesattezze nel passaggio dall’italiano all’inglese.

stelle   L’INCIPIT

«Molte mura grandiose sono state costruite in passato sulla nostra terra. Risalgono quasi agli albori della storia. Edificare muraglie e accumulare grandi quantità di grano erano considerati i modi migliori per garantirsi la sopravvivenza. E cosí sul nostro suolo scuro e sulle montagne brulle si allungarono una dopo l’altra tante imponenti fortificazioni. Sotto ciascuna, è scorso sangue che ha nutrito zolle su zolle di erba verde.»

Zhang Wei, L’antica naveTraduzione di Maria Rita Masci.

stelle   LA CITAZIONE

«È la verità. Fra trenta milioni di anni, nel mondo intorno
a noi non ci saranno piú tenebre. Ma cosa dovrei fare, io? Dimmi, cosa dovrei fare?»

Kawakami Hiromi, I dieci amori di Nishino, Traduzione di Antonietta Pastore.

stelle    IL LIBRO

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Patrick Modiano, Ricordi dormientiTraduzione di Emanuelle Caillat.

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E con l’augurio un buon weekend ricco di letture, un piccolo quiz: chi è lo scrittore più instagrammato di tutti i tempi? Qui la risposta.