Nei giorni successi al referendum sull’uscita del Regno Unito dall’UE, Kazuo Ishiguro ha scritto un editoriale per il «Financial Times» su «Brexit» e il razzismo.

L’Inghilterra che conosco – e che amo – è un luogo onesto, equilibrato, compassionevole verso i bisogni degli esclusi, impermeabile agli agitatori d’odio di qualsiasi colore politico, proprio come lo era a metà del secolo scorso, quando i fascismi imperversavano in Europa.
Se questa visione è andata fuori moda, è ingenua, se l’Inghilterra di oggi non è più riconoscibile in quella in cui sono cresciuto, almeno voglio sentirmelo dire forte e chiaro.
E trovare il modo per farci i conti. E capire chi siamo diventati.

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Sul «New Yorker», invece, George Saunders scrive un lungo reportage in cui racconta il suo viaggio tra gli elettori di Trump.

«Donald Trump è il nostro angelo custode», recita un manifesto che raccolgo dal pavimento del comizio a Rothschild: «Il suo lavoro renderà di nuovo grande l’America!».
Per quanto, personalmente, Trump mi sembri l’esatto contrario di un angelo custode, devo comunque ringraziarlo per una cosa: non ho mai visto, prima d’ora, l’America tanto fragile, come un progetto che, nel corso della mia stessa vita, potesse fallire.
Ma adesso ci riesco.

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Teju Cole sul «New York Times» passa in rassegna alcune opere di Luigi Ghirri. Lo spunto è la traduzione in inglese dei saggi del grande fotografo emiliano a cui Cole riserva parole di grande ammirazione.


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Sempre su Teju Cole: su Doppiozero, Marco Belpoliti recensisce il libro di testi e fotografie di Cole, Punto d’ombra.

Un mattino del 2011 Teju Cole si è trovato cieco da un occhio; soffriva di papilloflebite, ovvero di minuscole perforazioni della retina. Con un occhio solo buono non poteva cogliere la profondità dello spazio intorno a lui. Non riusciva più a camminare speditamente. Tutto da quel momento gli è sembrato diverso. Prima di tutto l’atto di fotografare. Questo diario che copre gli anni che vanno dal 2013 al 2015, in modo discontinuo e senza regole, è anche aprire gli occhi di nuovo sulla realtà, un cominciare a riguardare, ovvero a prendere cura del mondo intorno a sé. Curarsi e curare.

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