Il primo libro di aprile è Pavone e rampincante di Antonia S. Byatt, in libreria da martedì 4. «Eravamo a Venezia in aprile, e io ero ebbra di luce acquamarina. È una luce impalpabile, che gioca con le superfici mobili e scure dei canali, che luccica sulla pietra e sul marmo fondendoli insieme con molteplici sfumature, sempre acquamarina. Sperimentavo una bizzarra sensazione. Ogni volta che chiudevo gli occhi, vedevo un verde molto inglese, molto più giallo, un amalgama di luce scintillante sui prati rasati e di pastosa luce verde dei boschi inglesi, una luce che svanisce dentro tronchi nodosi, guizzando fra le ombre su strati di foglie estive. Ogni volta che pensavo a Fortuny nel chiarore acquamarino, mi ritrovavo a pensare anche a un inglese, William Morris. Usavo Morris, che conoscevo, per capire Fortuny. Usavo Fortuny per reimmaginare Morris».

Nasce così questa biografia iconico-letteraria bifronte: nell’ineffabile bellezza della cornice veneziana, l’attenzione di Byatt è catturata dalle atmosfere eccentriche e ombrose di quella «caverna scintillante» che è Palazzo Pesaro Orfei, dimora e laboratorio di Mariano Fortuny. I tessuti unici e preziosi da lui disegnati – le sciarpe Knossos e il plissé Delphos in particolare, punto di riferimento sia per la storia della moda sia per la danza e il teatro europeo di primo Novecento –, il gioco di buio e scintillii delle vaste sale, i dipinti, le lastre fotografiche, lanciano nell’immaginazione della scrittrice un ponte ideale verso le creazioni di quell’altro eclettico artista-artigiano che fu William Morris. Per molti versi i due sembrano antitetici. Figlio borghese della campagna londinese e appassionato di mitologia nordica, Morris; nato da una famiglia aristocratica catalana e radicato in un immaginario ellenico e mediterraneo, Fortuny. Entrambi però, con le loro intuizioni, hanno rivoluzionato il rapporto tra arte e artigianato, portando il bello nella vita quotidiana. A. S. Byatt ne esplora i caratteri, gli ideali, le ambizioni, visita le loro case, osserva gli oggetti che producono e di cui si circondano, racconta l’amore che li uní a due donne fuori del comune, Henriette Negrin, compagna di vita e di lavoro di Fortuny, e Jane Burden, la bellissima e infelice modella che sposò William Morris e fu dipinta e amata da Dante Gabriel Rossetti. Ne nasce una fitta trama di parole e di immagini scelte da Byatt e arricchite da didascalie di suo pugno. Un museo arredato con occhi che sanno guardare, soffermarsi sul dettaglio, connettere.
Pavone e rampicante esce il 4 aprile nella traduzione di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi.

 

Traduzione di Andrea Rényi. In libreria dall'11 aprile.

Traduzione di Andrea Rényi. In libreria dall’11 aprile.

L’11 aprile è il turno di György Dragomán: l’autore de Il re bianco, considerato uno dei maggiori scrittori ungheresi in circolazione, per il suo secondo romanzo, Fiamme, sceglie una storia che è allo stesso tempo il racconto di un’educazione sentimentale e magica, un racconto fantastico e realistico insieme che racconta i tempi turbolenti e rivoluzionari dell’adolescenza sullo sfondo di un grande cambiamento storico, il crollo dei regimi dell’Est Europa.
La storia: Emma ha tredici anni e il suo mondo sembra destinato a rimanere immutabile: vive in un regime totalitario che l’ha privata di tutto, anche dei genitori. O della speranza di un futuro diverso. Emma ha tredici anni e non sa che da lí a poco, invece, cambierà tutto. Un giorno una misteriosa vecchina che dice di essere sua nonna arriva nell’orfanotrofio e porta Emma via con sé. Nel suo villaggio dicono che sappia lanciare malefici, prevedere il futuro e comandare il fuoco. Dicono che sia una strega. Ma se tutto intorno a te sta cambiando forse quello di cui hai bisogno è proprio la magia.

 

Restiamo nell’Europa Orientale con il terzo libro di aprile. Dopo venticinque anni, l’Einaudi ripropone in una nuova traduzione quella che Nick Hornby ha definito «la novella perfetta»: Il porcospino di Julian Barnes (dal 18 aprile, traduzione di Daniela Fargione).

Traduzione di Daniela Fargione. In libreria dal 18 aprile.

Traduzione di Daniela Fargione. In libreria dal 18 aprile.

In un paese immaginario dell’Europa dell’Est si celebra un processo storico. Sul banco degli imputati c’è l’ex presidente Stoyo Petkanov. Dopo anni di censura ogni istante delle udienze andrà in diretta televisiva. Ma è chiaro da subito che si tratti di una farsa: i veri crimini di cui si è macchiato Petkanov resteranno impuniti. Il pubblico ministero Peter Solinsky, figlio di una vittima del regime, non ha la forza politica e retorica per imporsi; ed è forse costretto a inventare prove per ottenere una condanna che sa comunque di beffa. I trent’anni di esilio dell’ex presidente non solo non fanno giustizia, ma dimostrano che i metodi di Petkanov sono sopravvissuti alla sua figura, e sopravviveranno ancora per molto tempo.
Il porcospino è del 1992, ma già qui Barnes, come nell’ultimo romanzo Il rumore del tempo, racconta l’umano di fronte al potere, alla sua violenza ma anche alla sua stupidità.

 

Exit West di Mohsin Hamid è uscito il mese scorso negli Stati Uniti ed è stato accolto come uno dei libri più importanti dell’anno. Ma già prima era stato inserito ai primi posti dei titoli più attesi del 2017 da New York Times, Guardian, Time Magazine, Telegraph, Publisher’s Weekly, BuzzFeed, Vulture, The Millions, BookRiot. L’Associazione delle librerie indipendenti americane l’ha scelto come libro del mese.

Traduzione di Norman Gobetti. In libreria dal 24 aprile.

Traduzione di Norman Gobetti. In libreria dal 24 aprile.

Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte.
Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via.
Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano.
La New York Times Book Review ha scritto: «È come se Hamid sapesse in anticipo quello che stava per succedere all’America e al mondo e ci avesse fornito una road map per il nostro futuro… È uno di quei libri che ti scoperchia la testa. Una storia angosciante ma, allo stesso tempo, inaspettatamente piena di speranza».

Nei giorni scorsi Hamid è stato ospite del popolare talk-show Late Night with Seth Meyers. Ha parlato di Exit West, ma anche di Donald Trump, del cosiddetto muslim ban e sull’importanza della narrazione al tempo dei nuovi muri.


Mohsin Hamid sarà ospite a Tempo di libri a Milano il 19 aprile.