cover_webIl primo libro di febbraio si intitola Le ricette della signora Tokue (traduzione Laura Testaverde) e ci porta in Giappone e nei segreti della sua cucina…anzi, della sua pasticceria! Sentarō è un uomo di mezza età, ombroso e solitario. Pasticciere senza vocazione, è costretto a lavorare da Doraharu, una piccola bottega di dolciumi nei sobborghi di Tōkyō, per ripagare un debito contratto anni prima con il proprietario. Da mattina a sera Sentarō confeziona dorayaki – dolci tipici giapponesi a base di pandispagna e an, una confettura di fagioli azuki – e li serve a una clientela modesta ma fedele, composta principalmente da studentesse chiassose che si ritrovano lì dopo la scuola. Da loro si discosta Wakana, un’adolescente introversa, vittima di un contesto familiare complicato. Il pasticciere infelice lavora solo il minimo indispensabile: appena può abbassa la saracinesca e affoga i suoi dispiaceri nel sakè, contando i giorni che lo separano dal momento in cui salderà il suo debito e riacquisterà la libertà. Finché all’improvviso, sotto il ciliegio in fiore davanti a Doraharu, compare un’anziana signora dai capelli bianchi e dalle mani nodose: è la signora Tokue e da quel giorno qualcosa cambierà per Sentarō e la piccola comunità raccolta intorno ai suoi dolci.
Da questo libro la regista Naomi Kawase ha tratto il film omonimo del 2015.

 

 

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Parlarne tra amici è il romanzo (il suo primo, tra l’altro, scritto a poco più di vent’anni!) con cui l’anno scorso Sally Rooney ha vinto lo Young Writer Award del «Sunday Times» e dell’Università di Warwick. Già prima di questo premio, però, il romanzo si era fatto notare come uno degli esordi più belli e importanti degli ultimi anni in lingua inglese, l’opera prima di un’autrice che, poco più che ventenne, dimostra la raffinatezza stilistica e la profondità psicologica dei grandi scrittori, tra Sylvia Plath e Zadie Smith. Le recensioni sono state entusiaste (a cominciare da quella del New Yorker) e se n’era già parlato anche in Italia. Ad esempio Clara Mazzoleni scriveva su «Studio»: «è della sua autrice che mi sono perdutamente innamorata. È salita su quel trono che nel mio cuore riservo a: “Scrittrice giovane e geniale che scrive il libro che avrei voluto scrivere io quando ero giovane e che ormai non ho scritto, cazzo!”, finora occupato da Emma Cline (The Girls) e appartenuto prima ancora a Alexandra Kleeman (You too can have a body like mine)».

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La trama, in breve, è questa: Frances ha ventun anni e ha costruito un muro fatto di intelligenza, autocontrollo e freddezza per arginare il mare delle sue insicurezze. L’insicurezza per un corpo che non le piace e che è pronta a ferire pur di metterlo a tacere; l’insicurezza per una famiglia troppo povera e ignorante per il mondo in cui la figlia ha deciso di vivere; l’insicurezza per la sua stessa intelligenza che per quanto brillante, seducente e incline al sarcasmo, non lo sarà mai come quella di Bobbi. Ecco, Bobbi: la sua amica, compagna di studi e di passioni (insieme scrivono e recitano poesie in una Dublino mai cosí bohémienne e sensuale), e suo primo amore. Anche adesso, quando dopo essere state amanti imparano a essere amiche, Bobbi agli occhi di Frances sembra sempre la versione migliore di lei: più bella, più cool, più trasgressiva, più impegnata, più lesbica, più ricca. Eppure, quando le due ragazze conoscono una coppia sposata più grande di loro, sarà su Frances e non su Bobbi che poserà gli occhi Nick – un attore in crisi ma decisamente bello. E Melissa, la moglie di Nick, cosa ci trova in Bobbi? È più attratta dal suo esibito disprezzo per i borghesi (come Melissa stessa) o dalla sua distratta e selvaggia sensualità?
Man mano che i legami si intrecciano e le relazioni si saldano, dal vivo o online, i quattro protagonisti di questa storia discutono insieme di sesso e amicizia, di arte e letteratura, di politica e genere, e ovviamente di loro stessi. Ma il centro di tutto è lei, Frances: il suo acume e la sua ingenuità, il suo desiderio, le sue debolezze, il suo amore ne fanno uno dei personaggi femminili più autentici del nuovo millennio, il ritratto struggente, malinconico, profondissimo di una generazione e il simbolo di questi tempi inquieti.
Rooney è stata paragonata a Elena Ferrante per la sincerità con cui racconta l’amicizia femminile, e Parlarne tra amici a un Bonjour tristesse del XXI secolo per come racconta la scoperta dell’eros di una giovane donna; mentre Kazuo Ishiguro ha definito il suo esordio «un evento davvero significativo». Quello che però rimane, una volta terminata la lettura, è la consapevolezza di una scrittura modernissima, di una freschezza nello sguardo, di un’intelligenza elettrica che non hanno paragoni nel panorama di oggi.
Parlarne tra amici è in libreria del 13 febbraio nella traduzione di Maurizia Balmelli.

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cover_webMentre nei cinema americani e su Netflix è in arrivo Annihilation, il film tratto dal primo volume della Trilogia dell’Area X (da poco raccolta in un unico volume in edizione tascabile), il 20 febbraio arriva in libreria Borne (traduzione di Vincenzo Latronico), il nuovo romanzo di Jeff VanderMeer.
Fra le macerie di una città in rovina, la cacciarifiuti Rachel si imbatte in una creatura misteriosa che decide di prendere con sé: Borne non è una pianta, non è un animale e non è un umano, ma cresce giorno dopo giorno e per Rachel diventa come un figlio.
Con Borne, VanderMeer alza di nuovo (e ancora di più) la posta immaginativa e letteraria, usando la fantascienza postapocalittica per indagare qualcosa di intimo e quotidiano come la maternità. Al cuore di Borne, sotto gli orsi volanti e le bio-tec sanguinarie, c’è una domanda radicalmente umana: cosa significa, in un’epoca di drastiche trasformazioni scientifiche e biologiche, «essere una persona». 

Per capire l’impatto dirompente che ha avuto la pubblicazione di Borne nel panorama letterario statunitense e di come è stato recepito, può essere utile sfogliarne la rassegna stampa.

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Il 27 febbraio è invece il turno di una storia e un’ambientazione completamente diversa.cover_web
Nella scintillante atmosfera della Vienna di inizio Novecento, Adele Bloch-Bauer, discendente di una facoltosa famiglia ebrea, fa il suo debutto nell’alta società. Tra frenetici giri di valzer e accese discussioni sul valore dell’avant-garde, la ragazza si lascia trascinare in un vortice di sensualità che la fa cadere tra le braccia del pittore Gustav Klimt. Adele diventa la sua giovane musa, modella per ritratti dall’erotismo sfacciato che sfidano le rigide convenzioni di un gusto accademico ormai sull’orlo della decadenza. Tempi di euforia ma anche di incertezza per un’Europa nella quale le teorie antisemite cominciano a prendere piede, sfociando, in meno di quarant’anni, in uno dei periodi più bui della storia. Maria, nipote prediletta dell’ormai defunta Adele, assiste inerme all’invasione dell’Austria da parte dei nazisti; uno per uno, tutti i membri della sua famiglia vengono arrestati o uccisi, mentre i pochi superstiti sono costretti a fuggire all’estero. Il destino pone Maria davanti a un’ardua scelta: cominciare una nuova vita in America, mettendo a tacere per sempre il dolore dei ricordi, oppure combattere con i fantasmi del passato per mantenere viva la memoria dei suoi cari?
La bellezza rubata (traduzione di Maria Baiocchi) segue il dipanarsi di un’eccezionale storia vera lunga più di un secolo, attraverso le vicende di due donne coraggiose.
Un romanzo sfolgorante e sensuale, ricco dello stesso controverso magnetismo dei dipinti di Gustav Klimt.

Buone letture!

L’immagine in alto è di Lorenzo Ceccotti.