Nell’articolo Due rette parallele tagliate da una trasversale Cristiana Mennella ripercorre la traduzione quasi contemporanea di due libri molto diversi.

Durante il periodo di compresenza sul mio tavolo di lavoro, le differenze tra 4321 di Paul Auster e Lincoln in the Bardo di George Saunders non potevano che esasperarsi. Un libro sulla vita terrestre e un libro sull’aldilà. Un romanzo su una persona che vive tante vite e un romanzo su una miriade di morti che agognano la vita in assoluto. Una voce sola che ingloba tante voci e una miriade di voci (162 per essere precisi) che si trasformano in un coro. E infine la constatazione (e relativo panico, con il quale non vorrei tediare il lettore) di dover tradurre due libri che sembrano letteralmente darsi contro.

L’articolo completo su «L’Indice».

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«Chi leggiamo quando leggiamo chi»: Maurizio Crosetti indaga sulle figure nascoste dietro ogni grande scrittore.

Tradurre è come avere interi romanzi sulla punta della lingua, scritti però con le parole degli altri. Una ressa di frasi alle porte della scrittura. Il traduttore attraversa questa terra di mezzo, in bilico tra il desiderio di un testo che ancora non c’è e di un altro che c’è eccome, persino troppo.

Nell’articolo pubblicato su «Robinson» del 4 febbraio scorso interviste alle traduttrici Susanna Basso, Claudia Zonghetti e Ada Vigliani.

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Il rapporto con le parole dopo la decisione di smettere di scrivere: Philip Roth si racconta a Charles Mc Grath. «Repubblica» ha tradotto l’intervista pubblicata sul «New York Times»:

Da romanziere in pensione le manca la scrittura, ha mai ripensamenti? 
No, niente affatto. Perché la situazione che mi ha portato a smettere di scrivere narrativa sette anni fa non è cambiata. Come dico in Why Write?, nel 2010 mi è venuto il forte sospetto di aver ormai prodotto le mie opere migliori, e che qualunque altra cosa avessi scritto non sarebbe stata altrettanto buona. Non mi sentivo più in possesso del vigore intellettuale, dell’energia verbale e della forma fisica necessarie per sferrare e portare a compimento un attacco creativo su larga scala a una struttura complessa ed esigente come quella del romanzo. Ogni talento ha i suoi termini contrattuali – una propria natura e portata e forza, e anche una fine, una durata, un decorso. Non tutti possono essere fecondi per sempre.

Qui è disponibile l’intervista (in inglese).

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Il mese scorso J. M. Coetzee ha tenuto a Capetown una lettura di alcuni brani di Gioventù, la sua autre-biography. L’evento è stato organizzato presso l’Irma Stern Museum, sede di una mostra di fotografie risalenti agli anni ’50, fatte dallo stesso Coetzee. Sulla «New York Review of Books» è possibile leggere l’articolo e visionare alcune foto della mostra.

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Aveva compreso il bisogno di andarsene. Aveva compreso molte cose, aveva compreso la natura contraddittoria della verità.

Rachel Kushner e quello che le parole di Denis Johnson ci dicono di lui. L’articolo completo «Bookforum».

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Dal Myanmar al Pakistan, dagli Stati Uniti all’Europa, l’ossessione per la purezza guida la politica, la religione, la morale: Mohsin Amid affronta l’apparentemente inarrestabile avanzata dei nazionalismi, tra ossessione per la purezza e un’auspicata, necessaria, rivalutazione dell’”impuro” sul «Guardian».

Buone letture!