Viviamo in un’epoca nuova, devota più all’espressione del Sé che all’ascolto. Non abbiamo molto di Amleto, in questi giorni: siamo, più che altro, broadcaster di noi stessi… Il Sé è fondamentale — certo, chi lo nega — ma quando fai del Sé i confini della tua azione politica, ecco, a quel punto inizi a ignorare una grande quantità di situazioni, problemi, drammi del prossimo. Insomma, penso che dovrebbe esserci un limite ai limiti dell’individualismo.

Ian McEwan, alla trasmissione radiofonica On point, ha parlato del suo nuovo romanzo, Nel guscio, e da lì è passato a un tema di drammatica attualità: il paradossale, non sempre salutare, legame tra identità e azione politica.


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È un segno, o una conseguenza, di questo anno terribile che i migliori libri mantengono uno sguardo lucidamente severo di fronte all’oscurità e al male?

Il ritorno di Hisham Matar è uno dei libri dell’anno per Julian Barnes. Lo segnala nella lista di fine anno del «Guardian»: il giornale inglese ha chiesto a un nutrito gruppo di scrittori (da Chimamanda Adichie a Aravind Adiga, da Kazuo Ishiguro a Taiye Selasi) i loro libri preferiti tra quelli usciti negli ultimi dodici mesi.

La lista completa si può leggere sul «Guardian»: prima e seconda parte.


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Ancora liste: quella dei 100 libri del «New York Times» e i 50 del «Daily Telegraph».


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Sono uscite alcune interessanti recensioni italiane a Mostri che ridono di Denis Johnson. Ne segnaliamo tre che, in qualche modo, si parlano.

Un esempio: Mostri che ridono, di Denis Johnson, appena edito da Einaudi ma pubblicato in patria nel 2014, racconta un’America che non si svolge in America, è quasi priva di americani e a ben vedere della terra di Washington ha solo tono e carattere – oltre, appunto, alle nevrosi. Un esperimento brillante, che in un certo senso sorpassa il lettore e lo aspetta al varco, per poi superarlo di nuovo: una sensazione fastidiosa e stimolante allo stesso tempo.

Nicola H. Cosentino su minima & moralia.

Si tratta di un duo di aridi avventurieri, Nair e Adriko, che un tempo al cinema avrebbero avuto i volti di Charles Bronson o Lee Marvin ma oggi anche di un nero o di un meticcio che ha imparato la lezione. Nel mondo d’oggi, il male vince sempre sul bene e si può sempre ricavarne un utile.

Goffredo Fofi su «Internazionale».

Forse la prima parte di Mostri che ridono di Denis Johnson sarebbe piaciuta molto a Umberto Eco o Italo Calvino: per quella fede pallida in un postmoderno di caricatura e reinvenzione, per la simulazione di una cinematografia del discorso che tutto plastifica e appiattisce, per un approccio libero e divertito al genere. Ma la realtà è che questo romanzo bellissimo da leggere è attraversato dall’amarezza e persino dalla paura, così vicino a una linea d’ombra che non solo certe spie dall’esistenza avventurosa hanno da attraversare.

Claudia Durastanti su Pixartprinting.


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Chissà chi ha messo in testa ai narratori che la «realtà» sia l’ultimo orizzonte possibile, da perseguire ogni costo e con ogni mezzo. Agli albori del romanzo tale smania mimetica non era mica così impellente. Diderot avrebbe strabuzzato gli occhi se qualcuno gli avesse fatto notare che il suo Jacques parlava in modo troppo forbito per la classe sociale da cui proveniva. In seguito, sempre più la verosimiglianza è diventato un ideale perbene, la gabbia asfittica da cui era sconveniente evadere. Che sciocchezza! Non bisognerebbe mai dimenticare la brillante distinzione suggerita da Edward Morgan Forster tra homo sapiens e homo fictus, ovvero tra essere umano e personaggio letterario: il primo può concedersi il lusso di essere noioso, banale e trascurabile, il secondo no.

Sulla «Lettura» del «Corriere della Sera», Alessandro Piperno legge il nuovo romanzo di Mario Vargas Llosa, Crocevia. Il punto di partenza è il sesso (di cui Vargas Llosa si fa divertito e gustoso narratore), quello di approdo è la sfida che la grande letteratura lancia alla realtà, o a certe idee «perbene» e controllate di realtà…

È attraverso il deliquio surreale di Enrique che Vargas Llosa mostra fin dove la sua arte narrativa possa spingersi. Il punto è tutto qui: per raccontare il sesso, bisogna sfidare la realtà, stando ben attenti a non assecondarla.