«Perché dovrei essere più interessante di una qualsiasi altra persona? Proprio non capisco».

È la reazione di Sally Rooney per la grandissima attenzione che riceve da parte del pubblico, soprattutto dopo l’uscita del suo secondo romanzo, Normal people (ricordiamo che la traduzione italiana è in uscita a maggio nei Supercoralli). Su Elle uno speciale dedicato alla scrittrice irlandese. Sally Rooney è inoltre finalista all’International Dublin Literary Award, la notizia è di questa settimana.

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E per prepararvi a portare Persone normali sempre con voi, Vanity Fair propone la borsa perfetta in questo articolo che ci ragguaglia sui must have della primavera in fatto di libri e di outfit. Si intonerà anche con la copertina italiana?

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The Parisian fa pensare a un romanzo ottocentesco. A Midhat piace passeggiare per Parigi e torna in Palestina con un guardaroba elegante, che include anche un bastone. C’è una lettera rubata e una storia d’amore sospesa. E nonostante il caos che regna intorno a lui, Midhat è più preoccupato dalla sua vita interiore che dalla situazione politica di quel periodo.

Il «New York Times» traccia un profilo di Isabella Hammad e del suo romanzo d’esordio, The Parisian, in uscita in questi giorni in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il personaggio protagonista del romanzo è ispirato al bisnonno della giovane scrittrice anglo-palestinese, e le sue vicende personali si intrecciano con la storia del dell’Europa e del mondo del secolo scorso in questo avvincente romanzo storico. The Parisian ha fatto parlare di sé ancor prima della sua uscita e ha già ricevuto lodi da Zadie Smith, Jonathan Safran Foer, Nathan Englander. Per i lettori italiani ci vorrà ancora un po’ di pazienza: Einaudi pubblicherà il romanzo di Hammad nel 2020.

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Come combatti il blocco dello scrittore?
La mia risposta è molto ridicola: non ci credo. Si riesce sempre a riempire le pagine. Immagina di chiedere a qualcuno di scrivere una qualunque storia, brutta, orribile, illeggibile: chiunque ci riuscirebbe senza problemi. E forse sono giunto a questa conclusione per reagire a tutte le cose che mi spaventano e che non so gestire, cose che mi rendono ansioso. La scrittura è un processo di per sé così intenso e logorante, da strapparsi i capelli, che non potevo aggiungere anche il blocco dello scrittore alla lista delle paure. 

Sono le riflessioni di Nathan Englander, l’autore del romanzo Una cena al centro della terra, sulla scrittura e tutta le preoccupazioni che ne derivano. Il trucco per superarle? Fare finta che non esistano!

E se volete saperne di più sull’autore e sul suo nuovo libro, Kaddish.com, da poco uscito negli Stati Uniti, su NPR un’intervista che affronta i temi più svariati, dal paragone tra Internet e Dio, a Philip Roth, a come tenere vivo l’interesse dei lettori non credenti. La traduzione italiana del romanzo sarà pubblicata da Einaudi nel 2020.

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In fondo, la fuga rappresenta uno stile di vita per tutti noi, restando in tema di ricordi. Capaci di sostenere situazioni estremamente a rischio, possiamo facilmente crollare di fronte a un ricordo inopportuno che fa capolino nel nostro presente, non è vero?

Sul blog «Graphomania» si parla dei Ricordi dormienti, un romanzo tra sogno e ricordo nello stile ipnotizzante e poetico di Patrick Modiano.

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Nella generazione nata e cresciuta in Algeria, optare per la Francia o per il Fronte di Liberazione Nazionale costituiva una scelta obbligata: impossibile sottrarvisi e dichiararsi neutrali. Per quanti sforzi si facessero per non inimicarsi l’uno o l’altro dei contendenti, alla fine ci si trovava, volenti o nolenti, in uno dei due campi. […] L’inanità di ogni tentativo di sottrarsi a questa logica viene ben descritta nella prima parte del romanzo, dove l’autrice coglie i minuscoli dettagli psicologici e comportamentali, che si sommano in modo a prima vista casuale e impercettibile, finendo per imporre ai singoli appartenenze cui non possono sfuggire.

Lo scrive Vermondo Brugnatelli su «Il Manifesto», nella sua recensione de L’arte di perdere, di Alice Zeniter, romanzo che racconta tre generazioni di una famiglia algerina trapiantata in Francia, dagli anni Sessanta a oggi.

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Vi siete mai chiesti che effetto farebbe essere vicini di casa di uno scrittore? E se lo scrittore non fosse solo il vicino, ma anche il proprietario del vostro appartamento? E se questo scrittore fosse Philip Roth? Alla giornalista Terena Elizabeth Bell pare sia successo davvero quando abitava nell’Upper West Side. Per soddisfare la sete di pettegolezzi sul vicino Roth, il racconto di Bell è su «The Yale Review».

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IL LIBRO

«Io avevo già preso la silenziosa, estraniante decisione di non scattare neanche una foto durante il viaggio. E ora ecco un’immagine cosí indelebile che non servivano macchine fotografiche per catturarla: era come se il pinguino imperatore stesse tenendo una conferenza stampa. Mentre alle sue spalle un gruppo di pinguini di Adelia osservava la scena come uno staff di assistenti, l’imperatore affrontava i giornalisti con un atteggiamento di calma dignità. Dopo un po’ stiracchiò il collo con aria rilassata, e poi, dando prova di grande equilibrio e flessibilità, ma senza traccia di ostentazione, si grattò dietro l’orecchio con una zampa restando perfettamente eretto sull’altra. Infine, quasi a sottolineare quanto si trovasse a proprio agio con noi, si addormentò».

978880624027HIG

Jonathan Franzen, La fine della fine della terra. Traduzione di Silvia Pareschi. In libreria dal 2 aprile.