Una sera di circa quarantacinque anni fa, mentre mi accendevo la quindicesima sigaretta della giornata, gli ho chiesto:
– Tu quando hai smesso?
– Non ho smesso. Non ho mai cominciato.
– E come lo spieghi? L’abbiamo fatto tutti.
– È che ci ho pensato e mi sono detto: se bevi è per perdere il controllo, ma se fumi è per mantenerlo. Che senso ha?
Aveva deciso di non cominciare grossomodo a sedici anni, la stessa età che avevo io quando mi sono reso conto di aver cominciato senza nemmeno pensarci.
La mia personale definizione di Ian non è cambiata da allora: individuo a uno stadio evolutivo superiore.

Martin Amis

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Circa un anno fa camminavo sulle Alpi Bavaresi con Ian. Una mattina abbiamo preso la funivia per raggiungere una stazione in quota; le escursioni le aveva programmate lui. La cabina esposta agli elementi era vecchia e scricchiolava parecchio. Mentre ondeggiava in modo poco rassicurante sopra le cime degli alberi, gli ho detto:
– Certo che tu sai vivere, Ian.
Mi ha risposto:
– Prendo la cosa molto sul serio.
È uno dei suoi segreti. Perché una cosa piacevole riesca, bisogna prenderla sul serio. Ian prende sul serio le cose piacevoli e l’amicizia, prende molto sul serio la scrittura. E sa fare piuttosto bene tutte e tre, come ho avuto il modo – e il privilegio – di osservare negli ultimi quarant’anni. Gli auguro molti altri anni di cose piacevoli sul serio.

Julian Barnes

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Chissà se Ian ricorda quella volta, tanti romanzi fa (era appena uscito L’Inventore di sogni) in cui, avendo incautamente accettato di tradurre un suo intervento alla Scuola Holden, mi ritrovai ad attribuire per errore a Felice Bauer, la fidanzata di Kafka, il genere maschile? Quando me ne accorsi, riuscii solo a fermare il suo discorso e a dirgli, con un fil di voce:
– Ian, I’m sorry, I got sexually confused…
E lui, magnanimo e geniale, mi salvò rispondendo, senza la minima esitazione:
– Well, aren’t we all? – Non lo siamo tutti?
Io di sicuro non l’ho dimenticato e anche di questo gli sono grata. Mi auguro tanti anni di quella magnanima genialità.

Susanna Basso

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Il Giardino di cemento è stato il primo romanzo non classico che ho letto, la mia prima volta nella modernità. Pubblicato nel 1980, io lo comprai con i miei soldi nel 1990, a quindici anni. Mio padre era molto scettico perché aveva scorso il retro di copertina, io eccitata e spaventata per lo stesso motivo. Da allora ho letto tutti i libri di McEwan, e ogni volta leggo la dedica e la dedica è quasi sempre: «Ad Annalena». Buon compleanno Ian McEwan, per favore continua a scrivere per me.

Annalena Benini

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All’inizio di giugno 2001 mi arrivò per mail un nuovo romanzo di McEwan. S’intitolava Atonement. Il libro era diviso in tre file, uno per ogni parte. Incontrai Ian un paio di settimane dopo, a Venezia. Iniziai un lungo discorso che mi ero preparato per dirgli quanto avevo amato il romanzo, la lingua cristallina, la potenza delle immagini, e i personaggi (fortissimi!) e la trama (straordinaria!) e soprattutto la fine, la fine perfetta, necessaria, Briony che ritrovava Cecilia e Robbie e chiedeva scusa e decideva di riscrivere il suo libro. Ian mi lasciò parlare senza interrompermi. Poi disse:
– L’epilogo. Non hai letto l’epilogo.
C’era un epilogo, un quarto file, che non avevo ricevuto. Un’altra fine perfetta, necessaria, che ribaltava tutto. Ian me la raccontò in poche parole. Poi vedendo la mia espressione sconcertata, sorrise:
– Temo che tutti i lettori faranno la tua faccia.
Che Ian possa turbarci, inquietarci, sconvolgerci ancora per molti libri. Buon compleanno.

Andrea Canobbio

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Da quando ho letto Bambini nel tempo, circolare in un supermercato mi ha dato sempre un sottile senso d’angoscia. Lo stesso trauma a lunga conservazione che mi provocò, a suo tempo, la visione de Lo squalo di Spielberg: a tutt’oggi, non riesco a nuotare, né a fare la fila a una cassa della Coop, senza lottare col terrore che un pescecane capitato per caso tra le mie acque mi stacchi una gamba o un padre inizi a urlare il nome di suo figlio correndo fra gli scaffali dei surgelati e dei biscotti.
Non so se a McEwan sia mai capitato di essere paragonato a Spielberg, ma casomai leggesse queste righe mi piacerebbe che gli suonasse (insieme agli auguri di buon compleanno) come un gran complimento, perché credo che il compito dell’arte sia quello di creare ricordi, non necessariamente piacevoli: e non c’è un suo libro – ma proprio neanche uno – che io non ricordi nei dettagli.
Lui ovviamente non lo sa, ma è tra gli scrittori che mi hanno convinto (in perfetta solitudine) a fare questo mestiere: è la sua gestione rigorosa della scrittura, la lucidità bisturica che mantiene anche nel racconto più atroce, che mi ha insegnato a controllare la mia.
Non che la notizia debba farlo saltare di gioia. Io, però, gliela mando a dire.
E spero anche di farlo di persona, prima o poi.
Buon compleanno, iMac.

Diego De Silva

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Ian Mc Ewan è uno di quei pochi scrittori che dovrei odiare assolutamente e invece adoro. Lo odio perché, con i suoi romanzi, mi impedisce di pensare di poter diventare il più grande scrittore del mondo. Lo adoro perché in ogni riga mi spiega cosa significhi la frase “privilegio del lettore”. Grazie e auguri. A chent’annos!

Marcello Fois

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Tanti sono i libri con cui Ian McEwan ha raccontato molto bene la condizione umana a cavallo tra XX e XXI secolo. Ma ce ne sono due, per motivi squisitamente personali, che mi sono molto cari. Si tratta de Il giardino di cemento e Bambini nel tempo. Per il periodo in cui li lessi, l’età che avevo, la sensibilità del mondo che andavo sviluppando, e per il modo in cui stavo imparando a rispecchiarmi nella letteratura di invenzione, furono preziosi per me, e lo sono ancora oggi. Buon compleanno Ian McEwan.

Nicola Lagioia

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Caro McEwan, ti auguro di essere forever young come i tuoi romanzi e, come diceva mia nonna, «quello che il tuo cuore desidera».

Valeria Parrella

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Quanti anni ha Topolino? Quanti Charlot? E Aureliano Buendía? Peter Pan è diventato maggiorenne? Omero ha preso la patente? Faulkner è andato in pensione? Settant’anni di Ian McEwan mi sembrano pochi. Davvero in un tempo così breve un solo essere umano ha saputo inventare tante storie meravigliose, tanti personaggi incredibili, tante immagini così forti da restare nella mente di milioni di persone in tutto il mondo? Ian è uno dei rari casi in cui la persona dello scrittore assomiglia all’idea migliore che un lettore può farsi del suo autore preferito. Dire solo «Auguri» oggi, è poco. È meglio dire: «Grazie per i meravigliosi settanta anni della tua fantasia».

Walter Veltroni

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Ian McEwan è uno dei miei scrittori preferiti. Ho sempre letto i suoi libri man mano che uscivano. Li ho fatti leggere a più non posso. L’ho anche conosciuto, e gli ho regalato la mia penna, come in quel film, A Beautiful Mind: era la mia penna della Maturità, in tutti i sensi, e se l’era davvero meritata. Non è possibile che compia 70 anni, non scherziamo: è una fake news.

Sandro Veronesi