Hisham Matar ha vinto il Rathbones Folio prize for literature per il suo Il ritorno, un riconoscimento che si aggiunge ai tanti conquistati dal libro, come il Pen e il Pulitzer. Per il «Guardian» la vittoria del libro di Matar è l’occasione per un ripensamento delle categorie di fiction e non-fiction: una contrapposizione che, viste le scritture più interessanti oggi, non ha più motivo di esistere, secondo il giornale.

La verità è che la distinzione tra fiction e non-fiction è relativamente recente – e tutt’altro che universalmente condivisa in tutte le culture. Il mondo classico, per esempio, non faceva alcuna distinzione: nella grande biblioteca di Alessandria, per dire, mica c’erano due sezioni distinte per fiction e non-fiction.

In quest’altro articolo, sempre del «Guardian», Aleksandar Hemon ricorda che non ci sono due parole distinte per fiction e non-fiction nella sua lingua madre, il bosniaco.

stelle
 

Forse sarà anche per il clima politico globale, ma negli ultimi tempi si sono succedute le riflessioni e gli articoli sulla distopia e l’immaginazione del futuro. D’altronde è un genere, che nelle sue varie declinazioni, sta godendo di una grande fortuna tanto a livello letterario quando su altri media. Sul «Financial Times» la scrittrice Nilanjana Roy si chiede come mai, da serie come The Man in the High Castle e The Handmaid’s Tale, a romanzi come il nuovo di Jeff VanderMeer, la distopia è sempre più popolare.

VanderMeer suggerisce un’idea piuttosto disturbante, di primo acchito: e cioè che se vuole davvero progredire la specie umana deve smettere di pensarsi unica.

Su The Ringer, invece, si può leggere un interessante e approfondito profilo di VanderMeer e dei suoi libri.

stelle
 

Sul «New Yorker» Philip Roth racconta la sua «formazione di scrittore americano»:

As a novelist, I think of myself, and have from the beginning, as a free American and—though I am hardly unaware of the general prejudice that persisted here against my kind till not that long ago—as irrefutably American, fastened throughout my life to the American moment, under the spell of the country’s past, partaking of its drama and destiny, and writing in the rich native tongue by which I am possessed.