Sul numero di «Internazionale» in edicola da venerdì, Nick Hornby racconta in un lungo articolo la sua storia d’amore con quel romanzo straordinario che è Loneseome Dove di Larry McMurtry.

Non c’è gara, davvero. Mi è piaciuto tutto quello che ho letto questo mese, ma l’immensità di Lonesome Dove ha demolito ogni ostacolo sul suo cammino, comprese, nel mio caso, non una ma ben due vacanze con la famiglia. Speriamo sempre che un romanzo ci trasporti da qualche altra parte. Anche se il mondo descritto è in fondo alla strada dove abitiamo, rimane comunque un mondo popolato dall’immaginazione del romanziere, con una geografia definita da chi ha un punto di osservazione diverso dal nostro. Ovviamente non so come uno stratunitense potrebbe percepire l’affascinante epopea di McMurtry: forse se vivi a New York, a Los Angeles o in un sobborgo di Cleveland, circondato da Starbucks e cemento, probabilmente quel mondo non ti sembra molto diverso. Io sono un inglese che ha cominciato il viaggio in Texas di questo romanzo sdraiato ai bordi di una piscina in Francia, e quando il libro è arrivato in Montana ero seduto in riva a un laghetto nel Dorset (in realtà era un’altra piscina, per quanto progettata per somigliare a un laghetto, ma per svariate ragioni non mi andava di ripetere la parola piscina). E l’unica cosa che posso dire è che sono stato trasportato da qualche altra parte in maniera così coinvolgente che se avessi dovuto sparare a un paio di bambini per avere il mio pranzo lo avrei fatto, senza pensarci un attimo. Ora dopo ora, senza soluzione di continuità, sono stato condotto in luoghi ai quali non avevo mai davvero pensato, se non forse da bambino, e mi ci sono perso.

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Annientamento – e l’ho compreso solo dopo averlo scritto – mette insieme molti tropi del genere. E ne mette insieme qualcosa come sei di seguito. E lo fa in modo non convenzionale, che destabilizza. Pensi che il romanzo sia qualcosa che poi, sezione dopo sezione, diventa qualcos’altro, sempre mantenendo la spedizione come elemento centrale.

Su LitHub Jeff Vandermeer interviene in una puntata del podcast Fiction/Non/Fiction a proposito della trasposizione cinematografica del suo Annientamento. Intanto Annientamento, il film, è in uscita nei cinema americani e Netflix ha annunciato la data di messa in onda in Italia: il 12 marzo.

Annientamento, dal 12 marzo su Netflix

Annientamento, dal 12 marzo su Netflix

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Qual è la ricetta della felicità? Se leggiamo Le ricette della signora Tokue, è una questione di spezie e calore, ascolto e confessione, un po’ di sale, un po’ di zucchero, e alla fine, di un pizzico di sogni. Luca Valtorta ha intervistato per «Repubblica» Durian Sukegawa, l’autore di questo romanzo poetico e commovente:

Secondo lei qual è la principale differenza tra l’idea Occidentale di cucina e quella giapponese?
“La maggior parte dei giapponesi prima di iniziare a mangiare usa la formula di cortesia ‘Itadaki-masu’. Questa formula cerimoniale significa ‘io ricevo (dalla vita) con senso di gratitudine’. Questo significa che noi giapponesi percepiamo il senso della vita nel cibo. Non solo nella carne degli animali ma anche nei vegetali e nei frutti. Per questa ragione, gli esperti della cucina giapponese tradizionale possono considerare importante, nel cibo, il sapore della vita stessa. E, per lo stesso motivo, detestano aggiungere eccessivi sapori o cuocere il cibo per troppo tempo, cose che spesso accadono nella cucina Occidentale. Forse c’è una maggiore identità di vedute tra la cucina giapponese e il modo italiano di fare la salsa di pomodoro”.

Qui l’intervista completa.

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Simon Renard de Saint-André, Vanitas, c. 1660

Simon Renard de Saint-André, Vanitas, c. 1660

Nature morte con emoji. Le ha fatte (dipinte?) Elif Batuman sulla «Paris Review».

E anche per oggi è tutto: buone letture e buon fine settimana.