Telescopio è la rubrica settimanale in cui segnaliamo le notizie e gli articoli più interessanti, a giudizio della redazione di Biancamano 2, usciti in rete in Italia e all’estero.

Quest’anno tra i candidati all’Oscar per il miglior film ci sono cinque film tratti da romanzi, tra cui «Room» tratto dal libro di Emma Donoghue e «Brooklyn» dall’omonimo romanzo di Colm Tóibín. Ma tra i cinque scrittori che pieni di speranza questa sera guarderanno la cerimonia degli Oscar, solo uno ha negoziato un accordo per il commercio globale da 1300 miliardi di dollari.

Questa sera verranno assegnati gli Oscar e Revenant è uno dei film favoriti in numerose categorie, da quella per la miglior pellicola a quella per il miglior attore. Ma c’è qualcuno che non potrà festeggiare: o che comunque lo farà da lontano. Michael Punke è l’autore del libro da cui è tratto il film: ma dal momento che è anche il rappresentante degli Stati Uniti al WTO non può, per contratto, partecipare a eventi di autopromozione. Il «New York Times» racconta la sua curiosa (e un po’ beffarda) storia.


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«In fondo la letteratura non è altro che un modo per provare a occupare lo spazio della perdita, rendere abitabile un tempo altrimenti inammissibile» scrive Christian Raimo in un approfondimento sul rapporto tra scrittura e perdita, uscito su Internazionale.

Che fare quando il mondo non esiste più? Helen Macdonald decide di darsi alla falconeria. Il suo libro è il fenomenale resoconto dei mesi che seguono alla morte del suo adorato padre, celebre fotografo del National Geographic, pilota amatoriale, che da bambina l’aveva appassionata al mondo degli animali e della natura, all’osservazione del cielo e degli uccelli. Helen si prende in casa una piccola femmina di rapace, un’astore di dieci settimane, la battezza Mabel, e prova ad addestrarla seguendo le regole di un’arte talmente antica, elitaria, maschile, da apparirci, questo per lei, un feroce e presuntuoso cammino di penitenza o formazione spirituale. (…)
Se la scrittura di Macdonald è immaginifica, la prosa carica e poetica, le ultime pagine di Io e Mabel hanno un andamento più piano: lei accetta di assumere psicofarmaci e un pezzo alla volta riprende forma un principio di realtà. Un uccello è un uccello e non un dio inquietante. Ci sono regole banali che la vita sociale ci chiede di rispettare. Sopravvivere è questo, non cedere all’incanto mitico della natura.

Continua su Internazionale.


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La settimana scorsa, Don DeLillo ha tenuto un incontro a Parigi, nella libreria Shakespeare & Co. Ne è venuta fuori una discussione e una lettura molto interessante che è possibile riascoltare qui o su iTunes.


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Perché leggere Philip Roth? Si possono dare tante risposte a questa domanda: in questo pezzo per «IL» del «Sole 24 ore», Alessandro Piperno dà le sue.

Il romanziere ha il diritto di rivendicare un’appartenenza (a una famiglia, a una nazione, a un gruppo etnico o sessuale, a una scuola estetica, a un partito politico, in poche parole a un mondo che è solo suo e di nessun altro); di sfruttarla per i suoi scopi che non hanno altro fine se non il suo stesso intrattenimento (di quello degli altri si occuperà in seguito). Il romanziere capisce presto che la vita non basta, e che per renderla affascinante occorre ingrandirla, trasfigurarla (le balle, anche le più implausibili, sono all’ordine del giorno). E comunque, il terrore di perderla, la vita, è in lui talmente radicato che avverte l’impellenza di ricostruirla, con l’abnegazione del costumista impegnato a riesumare tagli, fogge, accessori ormai in disuso da secoli.