Telescopio è la rubrica settimanale in cui segnaliamo le notizie e gli articoli più interessanti, a giudizio della redazione di Biancamano 2, usciti in rete in Italia e all’estero.

Questa è la settimana di Jonathan Franzen. Martedì 8 marzo è uscito il suo ultimo romanzo, Purity.
Su «Internazionale» ne parla Christian Raimo: mettendo in luce alcuni dei temi cari a Franzen, dalla famiglia al conflitto tra libertà e società, sottolinea l’importanza di un libro come Purity:

Purity non è altro che la storia di un’altra famiglia, che all’inizio non sa nemmeno di esserlo; ed è probabilmente il libro migliore che potrete leggere quest’anno, nella traduzione esemplare di Silvia Pareschi. La qualità della scrittura di Jonathan Franzen è talmente indiscutibile, pagina alla mano, che anche recensirlo diventa un esercizio impegnativo, complicato dal confronto con il suo talento impressionante e ancora di più con la consapevolezza della sua ambizione. (…)
Franzen usa lo specifico del romanzo per rispondere all’attacco di una cultura come la nostra che riduce la società al suo fantasma, il social network, per provare invece a dire che proprio nella letteratura possiamo ritrovare un’educazione alla verità. Lo fa usando la narrativa per mostrare qualcosa che difficilmente il cinema o la tv possono permettersi: cosa vuol dire, anche in termini di conoscenza e di morale, il cambiamento del punto di vista.

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Anche per «Studio», dove ne scrive Paola Pedruzzi, Purity è il grande romanzo di questa epoca.

Cerchi e ricerchi ragioni nobili nella trasparenza assoluta e poi scopri che il dilemma tra sicurezza e privacy, quel che non voglio dire di me e quel che il mondo scopre mettendo insieme le tracce che lascio muovendomi nel mondo, si riduce a un impulso personale, spesso mediocre, la voglia di mortificare un amico, di smascherare un marito, di dare munizioni alla propria malvagità. La ricerca della purezza è un delitto da nascondere, un amore da dimenticare, una donna troppo bella, un padre inconsapevole, una madre da proteggere e al tempo stesso da odiare – quante ce ne sono, nei romanzi di Franzen, di madri, di donne, che non trovano mai il loro posto – una vergogna indistruttibile. La stessa che prova Pip ogni volta che qualcuno scopre il suo nome, il segreto più difficile da custodire.

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Su «IL» del «Sole 24 ore» si può leggere un intero capitolo di Purity: La repubblica del cattivo gusto.
Mentre Francesco Pacifico, recensendolo, si concentra sulla protagonista:

Le ragazze americane non sono tutte hipster. Esiste ancora, nell’immaginario americano e in quello occidentale, un tipo di giovane che vale la pena raccontare anche se non ha la frangetta né una band né un trust fund con cui i genitori la mantengono mentre fa la bella vita nei quartieri gentrificati. Purity, che si fa chiamare Pip perché il suo nome non le piace, è una ragazza non solo povera e figlia di una madre povera, ma ha pure centotrentamila dollari di debito universitario che non sa come pagare. In più, invece di essere una cosiddetta slacktivist, il soprannome di chi fa politica dal divano cliccando mi piace sulle pagine giuste, lei fa parte del mondo Occupy di San Francisco e vive in una casa in odore di sfratto insieme a un paio di attivisti un po’ cristiani un po’ socialisti.

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Qui su Biancamano 2, Silvia Pareschi racconta degli imprevisti pericoli nascosti nel tradurre Jonathan Franzen: da cercare Purity in tutte le ragazze che incroci, a rischiare di rubare mozzarelline in un supermercato chic di New York.


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Su Doppiozero, invece, Camilla Valletti affronta la discesa di Helen Macdonald nell’oscurità seducente e minacciosa della natura:

Solo quando Mabel esce da folle campo visivo della sua falconiera per tornare a essere animale, allora Helen si accorge della falsità contenuta nell’affermazione di John Muir seconda la quale “non esiste dolore in terra che la terra non possa guarire”. Helen sa ora che quella era “una bugia, allentante ma pericolosa. Ero furibonda con me stessa per avere irrazionalmente e ciecamente creduto che quella fosse la cura di cui avevo bisogno. Le mani umane sono fatte per tenere altre mani, non dovrebbero diventare posatoi per rapaci. E la natura selvaggia non è una panacea per l’animo dell’uomo: troppe cose nell’aria possono corroderla”.
Scritto con acutezza, precisione, il libro è nuovo, forte, difficilmente ripetibile.

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