Telescopio è la rubrica settimanale in cui segnaliamo le notizie e gli articoli più interessanti, a giudizio della redazione di Biancamano 2, usciti in rete in Italia e all’estero.

Sulla «Lettura» del «Corriere della Sera», Alessandro Piperno racconta le raffinate sfumature che Evan S. Connell sa adoperare nel suo ritratto di Mrs Bridge:

Mrs. Bridge è uno di quei romanzi felici e compatti che solo i fuoriclasse riescono a scrivere. A cominciare dall’impianto di singolare semplicità e strepitosa efficacia. Centodiciasette minuscoli paragrafi che riproducono pezzi di vita di una buona famiglia di Kansas City dagli anni Venti alla Seconda guerra mondiale. Lui avvocato, lei casalinga, un figlio, due figlie, una domestica e una sarabanda di amici dediti agli stessi riti convenzionali: il club, il bridge, i cocktail. Insomma, detto così niente di nuovo. Se non fosse per lei, la signora Bridge, un personaggio di una complessità conturbante che Connell descrivere un puntigliosa tenerezza, come se parlasse di sua madre. 

La grande Dorothy Parker scrisse sua «Esquire» che Connell parla «di questa signora senza condiscendenza, senza risolini, e di certo senza alcun commento, qualunque cosa le capiti nella vita». E davvero, non si potrebbe dir meglio. Il contegno di Connery con la sua eroina è antitetico a quello assunto da Flaubert con la povera Bovary. Connell non sghignazza alle sue spalle, non la ridicolizza, non la giudica. Prova a comprenderla. Semmai talvolta la mette deliberatamente in imbarazzo. E dire che questa è la cosa che gli riesce meglio.

E conclude ricollegando il libro alla grande tradizione del romanzo dell’Ottocento e inizio Novecento:

La lezione più preziosa impartita dai narratori dell’Ottocento e che il vero protagonista del romanzo è il tempo. Non sorprende allora che il penultimo paragrafo di questo magnifico romanzo si intitoli Alla ricerca del tempo perduto. Un omaggio niente affatto pretestuoso visto che Mrs Bridge è pervasa da struggenti nostalgie proustiane.


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Marylinne Robinson scrive un bel profilo di Donald Trump e un’analisi delle primarie americane, soprattutto sul versante repubblicano. Si può leggere sul «Guardian».


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Quanto le competenze lavorative possono aiutare (o ostacolare) la scrittura di un romanzo e il suo realismo? Ne dialogano Rivka Galchen, Rachel Kushner e Hari Kunzru su Electric Literature.


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C’è Jonathan Franzen che legge un racconto di David Means, Il punto, per il podcast del «New Yorker».