Vogliamo anticipare tutti.
Tra pochi giorni sarà in libreria la nostra nuova edizione di Guerra e pace! E vogliamo dare sin d’ora il nostro modesto contributo su una questione che indubbiamente scalderà gli animi degli infreddoliti lettori – infreddoliti dal clima ormai quasi invernale e dal freddo delle vastità russe percorse dall’esercito napoleonico dopo la ritirata – vanno tradotte, non vanno tradotte, e se sì dove vanno collocate? Cosa? Ma le parti in francese, ovviamente.

Tolstoj nella neve

Tolstoj nella neve

Ammettiamo subito la nostra colpa: le abbiamo tradotte. E collocate, come già nell’edizione di Anna Karenina, discretamente in appendice a ciascuno dei due volumi. A sostegno della nostra scelta abbiamo un autorevole, e ben più radicale, precedente. Dopo l’uscita delle prime due edizioni (in 6 volumi, 1868-1869), Tolstoj ricevette molte critiche tanto per i passi in francese quanto per le digressioni storico-filosofiche. Per questo motivo la terza edizione del 1873 (in 4 volumi) presenta le parti francesi nella traduzione russa dello stesso autore. Le digressioni, invece, furono raccolte in un’appendice intitolata Saggi sulla campagna del 1812. Successivamente il Conte tornò all’antico: ma insomma, ci aveva provato anche lui, sebbene all’epoca in Russia fra le classi colte il francese fosse ampiamente diffuso. Certamente più diffuso di quanto non lo sia oggi fra il popolo dei lettori italiani. Da qui la nostra decisione.

Siamo peraltro stati selettivi: abbiamo pensato – ebbene sì in una casa editrice di tanto in tanto si pensa – che non fosse il caso di tradurre le espressioni immediatamente comprensibili. Se nel testo ci fosse un «Bonjour» – non ne siamo sicuri – in appendice non se ne troverebbe traccia.

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cover_gra cover_gra 2Il libro: Lev Tolstoj, Guerra e pace, Einaudi 2018. Traduzione di Emanuela Guercetti.