Come mai ha scritto un romanzo che parla di «conversazione»?
«In realtà è nato da queste due studentesse del college che incontrano una coppia sposata. Mi interessavano le dinamiche tra loro, e l’idea della conversazione è venuta proprio da lì».

Come i nuovi modi di comunicare (WhatsApp, chat, email) hanno cambiato il romanzo come genere?
«Nel Settecento si comunicava per lettera, e questo influenzava non solo lo stile, ma anche il linguaggio dei romanzi. Credo che oggi ci sia una sorta di divario tra il linguaggio che usiamo su WhatsApp, per comunicare tra di noi, e quello che ci aspettiamo di trovare in un romanzo, e che descrive la realtà. Nel mio libro ho cercato di annullare questa distinzione, includendo nel testo “letterario” pezzi di messaggi e chat».

Oltre che la forma, cambiano anche i contenuti?
«Certo. I nuovi modi di comunicare influenzano anche le relazioni stesse. Se avessero dovuto aspettare tre settimane per una lettera, probabilmente Nick e Frances non avrebbero iniziato una relazione. Invece, si scrivono delle email»

A pochi giorni dall’uscita, Parlarne tra amici ha già fatto parlare di sé. Laura Pezzino ha intervistato l’autrice Sally Rooney per «Vanity Fair». L’intervista completa si può leggere qui.

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La vera impresa di Vandermeer è stata creare una proiezione priva di segno + o -, il che è piuttosto raro tra gli autori di speculative fiction. Si tratta di un limite tipicamente umano: siamo convinti che quello che sappiamo sia sufficiente ad avere una codifica affidabile del reale. […]L’Area X non è distopia né utopia: è, e basta; non prevede il punto di vista individuale umano, lo annulla, lo annienta, elimina le barriere tra singoli organismi rivelando una verità superiore: siamo molto meno indispensabili di quanto vorremmo credere.

Su Esquire, Fabio Deotto ci accompagna in uno psichedelico viaggio all’iterno della Trilogia dell’Area X di Jeff Vandermeer.

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Gli estremisti hanno paura delle parole perché hanno paura dei giornalisti, degli scrittori, degli editori, dei professori universitari, delle persone che lottano per la libertà di parola. Forse questa paura deriva dal sospetto che tra le parole, tra le righe, ci sia un significato più profondo: penso che le persone abbiano più paura di quello che si nasconde dietro il testo.

Auður Ava Ólafsdottir su Lithub ci spiega perché le parole sono armi molto temute.

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La forza della recente letteratura irlandese è in contrasto con l’incertezza che ha caratterizzato il nostro Paese negli ultimi anni. Sono sempre piacevolmente sopraffatto da autori come Sally Rooney o Rob Doyle, la qualità della loro scrittura è straordinaria…

Sebastian Barry è il nuovo «Irish Fiction Laureate», carica che rivestirà fino al 2021. Sul «Guardian» l’articolo (in inglese) con i commenti dello scrittore dopo la nomina.

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L’Harry Ransom Centre si trova a Austin, in Texas. È un archivio unico nel suo genere: conserva manoscritti e corrispondenza di grandi scrittori contemporanei. Tra loro Don DeLillo, Joy Williams, David Foster Wallace, Tennessee Williams, Doris Lessing, Samuel Beckett, Julian Barnes, J.M. Coetzee, James Joyce, Sam Shepard, Lewis Carroll, e moltissimi altri.

Marta Ciccolari Micaldi ci è andata in pellegrinaggio, al Ransom Centre. E per «Rivista Studio» ne ha scritto un bel reportage.

Buone letture e buon weekend!