Leggere il presente

Il lavoro al lavoro

G—P
Giulia Priore 7 Settembre 2021 3 min

Breve riflessione sullo smartworking e sul lavoro per obiettivi. Perché non diventi un abisso di solitudine per il lavoratore, ma perché diventi, al contrario, un terreno fertile di novità e tutele.

Il momento è cruciale per il lavoro. Se ne parla moltissimo tra tutti, tra lavoratori garantiti e lavoratori precari, lavoratori sfruttati e sottopagati. L’anno che verrà porterà alla luce un cambiamento epocale: il luogo e il tempo del lavoro cambieranno faccia, probabilmente per sempre.

Mi correggo: più che un momento cruciale mi sembra un momento d’allarme. Intravedo sì le opportunità di una svolta così grande, ma purtroppo mi appaiono chiarissime anche le insidie. Si fa un gran parlare del “lavoro per obiettivi” come di una nuova modalità rivoluzionaria di lavoro. Ma per chi ha letto Johann Chapoutot Nazismo e management. Liberi di obbedire queste parole puzzano di marcio.

Il lavoro per obiettivi era infatti il metodo di lavoro delle aziende durante il nazismo. Il capo dà un obiettivo, il soldato o il lavoratore deve portare a termine la missione in qualunque modo e a qualunque costo, con un’inevitabile sospensione del senso etico che dovrebbe esserci dietro ogni azione umana. 


il lavoro per obiettivi

Non sto dicendo che siamo in un regime nazista e che la deriva è totalitaria. Sto solo dicendo che il diavolo si nasconde nei dettagli e che l’uso sconsiderato di questa formula mi preoccupa. 

Senza valutare il fatto che il lavoro per obiettivi assomiglia anche molto al cottimo, altro mostro che a più riprese si affaccia sul mondo del lavoro iperregolamentato di oggi, invadendo indisturbato le zone d’ombra della legge. 

Penso quindi che sul lavoro debbano mettersi al lavoro (e la ripetizione è voluta per sottolineare l’impegno e la dedizione necessari a trovare una soluzione) i lavoratori abituati ad avere a che fare con l’essere umano: filosofi, scrittori, artisti, storici. Soprattutto i filosofi, e soprattutto chi con la scrittura lavora (di nuovo) e che, accanto alle storie ombelicali, interiori, segrete di singoli privati cittadini vengano fuori anche riflessioni sui noi, sulle folle, sui gruppi, sulle aggregazioni. Affinché lo smartworking non sia un abisso dell’io.

Johann Chapoutot

Nazismo e management


Passaggi, pp. XIV-128