Leggere il presente

Vivere sospesi tra solitudine e isolamento. Intervista a Eugenio Borgna (parte I)

G—P
Giulia Priore 8 Novembre 2021 4 min

Abbiamo intervistato Eugenio Borgna, psichiatra e docente, e gli abbiamo posto tre domande sulla solitudine e sui suoi contrari, l'isolamento, la folla, la città. Ecco la prima.

Per cominciare le vorrei porre una domanda secca, ma non per questo facile: qual è il contrario di solitudine?

Solitudine ed isolamento sono due modi radicalmente diversi di vivere anche se troppo spesso vengono l’una identificata con l’altro. La solitudine, ed è il leitmotiv della nostra Vela, In dialogo con la solitudine, è una condizione psicologica e umana nella quale ci si separa temporaneamente dal mondo delle persone e delle cose, dalle quotidiane occupazioni per rientrare in noi stessi, nella nostra interiorità e nella nostra immaginazione. Questo senza perdere mai il desiderio e la nostalgia delle relazioni con le persone che ci sono vicine e con quelle che ci sono lontane, e con i compiti che la vita ogni giorno ci presenta. Certo, ci si può sentire ed essere soli anche immersi in una grande folla, perché la solitudine è sempre una scelta libera.

L’isolamento è invece una condizione psicologica e sociale nella quale si è chiusi e talora quasi imprigionati in se stessi sia perché ci si vuole allontanare da ogni contatto con gli altri, sia perché la malattia ci induce a farlo, sia perché sono gli altri ad allontanarsi da noi. C’è così un isolamento imposto e non voluto, doloroso e nostalgico, un isolamento sociale e c’è un isolamento che si sceglie sulla scia della nostra indifferenza e del nostro egoismo, della nostra aridità di cuore. Non ci sono esperienze così radicalmente diverse l’una dall’altra, di queste che sono la solitudine e l’isolamento.


Isolamento

La solitudine è necessario riconoscerla ed analizzarla nelle sue strutture fondamentali, ma la solitudine è una verità dimenticata della comunicazione, nel senso che, non c’è comunicazione dotata di senso, non c’è dialogo creativo che non abbiano come premessa una solitudine interiore, una riflessione palpitante che dia ali alle parole e le riempia di silenzio e di contemplazione. La solitudine nasce insomma dalla interiorità e dalla soggettività di ciascuno di noi ed è uno stato dell’anima che si costituisce come il momento diastolico della vita. 


Interiorità

Il vuoto, che è l'essenza dell'isolamento, chiede di essere in qualche modo riempito, ed ecco allora questo dilagare di contatti virtuali che rispondono ai bisogni del momento e che si inceneriscono rapidamente senza lasciare traccia nel cuore e nella memoria.

La solitudine, come il silenzio, sono esperienze interiori che ci aiutano a vivere meglio la vita di ogni giorno facendoci distinguere le cose essenziali da quelle che non lo sono e che non di rado siamo tentati di sopravvalutare nei loro significati. In un mondo collegato costantemente con tutto e con tutti, non è facile recuperare la dimensione della solitudine come premessa ad ogni riflessione critica e ad ogni esperienza creativa. La solitudine non si chiude in sé stessa nelle barriere del nostro io, non resta aperta alla vita esteriore, alle sollecitazioni e alle influenze che giungono dal mondo della vita con le sue luci e con le sue ombre. Non è facile salvare la solitudine, anche perché viverla fino in fondo significa recuperare i valori della riflessione e della solidarietà, dell’impegno etico nella politica e del rispetto radicale delle persone e delle loro differenze, della leopardiana passione della speranza. La solitudine così non è solo esperienza interiore ma diviene matrice di cambiamento relazionale e culturale, politico e sociale. La solitudine è un’esperienza sempre più complessa e questa è la differenza dall’isolamento che invece ci allontana dagli altri, che crea il vuoto in noi e ci rende incapaci di entrare in relazione con gli altri, sottraendoci al passato e al futuro, le due dimensioni fondamentali della vita, ed immergendoci invece in un presente che non ha memoria e non ha speranza. 

Il vuoto, che è l’essenza dell’isolamento, chiede di essere in qualche modo riempito, ed ecco allora questo dilagare di contatti virtuali che rispondono ai bisogni del momento e che si inceneriscono rapidamente senza lasciare traccia nel cuore e nella memoria. La condizione più profonda e involontaria di isolamento che la rende ancora più inconciliabile con la solitudine, è quella che si ha quando nella nostra vita emozionale scende la depressione che è malattia oggi più frequente che non nel passato, e che ci immerge negli abissi di una lontananza dalla nostra vita quotidiana, dolorosissima. Questa è anche la condizione che può essere curata farmacologicamente, ma che contrassegna l’area tematica così vasta dell’isolamento.

Eugenio Borgna

In dialogo con la solitudine


Vele, pp.120

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