Narrativa straniera e Frontiere

MRKM / LRNZ

L—C
Lorenzo Ceccotti 26 Gennaio 2016 10 min

Illustrare Murakami può anche farci capire che a volte è la luce, e non il buio, a impedirci di vedere chiaramente.

La strana biblioteca di Haruki Murakami è un racconto breve che mi sono trovato a illustrare durante un lungo viaggio fra la California e lo Utah che mi ha occupato i primi 6 mesi del 2015.

Non avendo un computer fisso su cui poter fare affidamento e avendo comunque non tantissimo tempo per disegnare (poco più di un mese per 25 illustrazioni non era poi molto, considerato che stavo anche lavorando a tutt’altro per almeno 12 ore al giorno!), ho fatto di necessità virtù e mi sono buttato su supporti fisici/analogici e non digitali. Tecnica tradizionale, insomma.

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Il racconto, bellissimo, era stato già pubblicato in molti altri paesi, corredato di immagini meravigliose create da nomi che incutevano un certo timore (Chip Kidd, Kat Menschik per dirne due) e al solito mi ritrovavo come nel caso di Vandermeer a dover rispettare per lo meno due obiettivi: scegliere un approccio che fosse il più possibile originale e riconoscibile, senza incappare nelle soluzioni (ovviamente eccellenti) dei colleghi che mi avevano preceduto, e, soprattutto, che non fosse una figuraccia in termini qualitativi.

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Chi mi segue o conosce il mio lavoro sa che ho una predilezione per il disegno figurativo, intenso. Che amo il disegno tout court. Mentre il lavoro di Chip Kidd mi metteva davanti al fatto che avendo una maggiore libertà cartotecnica e di design (il suo è un libro «one of a kind» che non tiene minimamente conto di limiti grafici e tecnici di collana, mentre l’edizione Einaudi deve comunque rispettare la sua natura di «Supercorallo»), quello di Menschik era senza dubbio nel mio radar: figurativo, linea chiara, con un forte senso del graphic design e un uso importantissimo del nero. Il disegno grafico/realistico, seppure uno strumento con cui avevo fatto bene e agilmente sul primo progetto di Einaudi (La trilogia dell’Area X di Jeff Vandermeer appunto), diventava sempre meno praticabile, rivedendo il suo lavoro. Il primo tentativo è stato quindi quello di usare la pittura a olio. Provare a esplorare nella maniera più profonda possibile le immagini che scaturivano dal racconto, cercare di andare il più possibile «lì dentro», provare a dipingere dal vero le allucinazioni di Murakami. Prendere la mia capacità pittorica e sfruttarla per portare il lettore letteralmente nella biblioteca. Produrgli delle visioni che avessero i limiti della percezione nell’oscurità, brancolare nel buio dell’anima cercando di inseguire Murakami fa nei meandri del suo racconto. Il racconto lo permetteva senza dubbio: brevissimo e intensissimo, mai ho giovato tanto della possibilità di un altissimo numero di riletture in breve tempo.

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Il risultato è stato interessante, anche perchè avevo usato la pittura ad olio solo una volta e non vedevo l’ora di tornarci sopra. Un medium eccezionale che usato sulla carta (non l’ideale, in teoria, eppure di altri supporti provati il più vicino alla mia sensibilità tecnica) mi ha sorpreso per la libertà estrema che lascia. Il risultato di questo primo esperimento è un disegno dell’Uomo Pecora, illuminato da un taglio di luce che lascia il 90% dei suoi dettagli nascosti nella penombra, negli undertones.

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Parlando con la redazione di Einaudi sono venute fuori delle perplessità sull’idea di fare un libro tutto nero. E avevano ragione: che la penombra, il buio del racconto di Murakami venisse raccontato in maniera così ovvia apparve chiaro anche a me. Ho provato a invertire la rotta di 180°: e se fosse una luce abbacinante a impedirci di vedere chiaramente i dettagli dell’uomo pecora? Se il buio fosse chiuso nelle figure? Questa seconda strada prevedeva un uso intenso dei mezzitoni a «togliere» rispetto delle luci a «mettere» che la pittura a olio consente. In un giorno e mezzo di computer disponibile, ho messo insieme tutti i bozzetti in digitale immaginando un lavoro a due colori, nero e rosso, aprendo all’ipotesi di integrare una serigrafia argento sui mezzitoni. Durante una skype call, il mio amico Gianluca Folì mi ha dato dei consigli preziosi sull’utilizzo del colore speciale (il rosso) sovvertendo un paio di immagini da banali a interessantissime: non gliene sarò mai abbastanza grato.

Avevo le immagini che mi interessavano. Realizzati tutti i bozzetti in digitale, ho preparato un documento da inviare in approvazione all’editor di Murakami.

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A quel punto mi sono mosso alla ricerca dei giusti strumenti. Dopo diversi studi ho optato per delle matite staedtler Lumograph, inchiostro nero,matite nere prismacolor (facili da miscelare alla grafite per ottenere neri ancora più neri), grafite acquerellabile per qualche raccordo. Ricevuta l’approvazione dei bozzetti li ho tutti stampati su carta letter americana (stampacce laser da 0,0001 centesimi), e con un tavolo luminoso LED portatile ho cominciato a riportarle a matita su carta Hot Pressed / Satin da 300 Grammi. Da li in poi è stato tutto in discesa. Amazon mi ha recapitato nel mezzo del nulla uno scannerino da battaglia con alimentazione USB che potevo usare per «salvare» il mio lavoro anche per strada in attesa di una vera workstation per finalizzarlo negli esecutivi di stampa.

L’occasione arriverà ovviamente sotto consegna e solo, di notte, da un ufficio governativo americano (UTAH, Kanab – Collocamento, credo) di cui avevo le chiavi per motivi che non vi sto a dire, ho ritoccato e spedito le immagini pronte per la stampa durante la nottata di lavoro più strana della mia vita.

Il risultato è in libreria.

Tutte i disegni © Lorenzo Ceccotti

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Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, è artista, illustratore, fumettista. I suoi ultimi libri sono Golem e Astrogamma (entrambi Bao edizioni).