Leggere il presente

Misurare ciò che conta, anche per salvare il pianeta

A—B
Andrea Bosco 11 Gennaio 2022 3 min

Una critica del Pil come forma principale di misurazione dell’economia ha molto a che fare con la questione del riscaldamento globale e con il tema dell’ambiente.

Partiamo dalla Cop26 che si è tenuta a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. Tanto per cominciare, che cosa significa Cop26?

Cop sta per Conference of Parties: si tratta di un convegno che raccoglie governi, Ong, sindacati, aziende e chiunque altro sia interessato al cambiamento climatico per fare il punto e negoziare un’azione globale per contrastarlo. 26 indica semplicemente il fatto che è il ventiseiesimo anno che si svolge.


Cop26

Di recente Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia, ha rilasciato un’intervista su «la Repubblica» (il 6 novembre 2021) per fare il punto sulla Cop26. E tra l’altro ha affermato: «Se ben gestita, la transizione [ecologica] si può trasformare in una grandiosa occasione di nuova occupazione e nuovo sviluppo, in cui i talenti ben stimolati danno il meglio di sé, e tutta la struttura economica mondiale conosce un momento di enorme energia, di rinnovamento, di grinta. Solo così, non sarebbe poco, consegneremo ai nostri figli e nipoti – che ce lo chiedono con tutto il fiato che hanno in gola – un mondo migliore».

E quanto Stiglitz dice qui ben si sposa con il libro che abbiamo pubblicato di recente nei Passaggi,  dal titolo Misurare ciò che conta. Al di là del Pil, che ha scritto insieme all’economista Jean-Paul Fitoussi e a Martine Durand, capo statistico dell’Ocse.

Questo testo fa il punto sul famoso Rapporto Sarkozy, dal nome dell’allora presidente della repubblica francese che aveva istituito a suo tempo una commissione per indagare il valore del Pil (il Prodotto interno lordo) come strumento di indagine economica. A firmare il Rapporto scaturito dalla Commissione erano stati Stiglitz, Fitoussi e Amartya Sen, altro premio Nobel per l’economia. Diversi anni dopo questo rapporto (uscito nel 2009), gli autori di Misurare ciò che conta fanno il punto sulla discussione. E riaffermano con vigore, dati alla mano, i limiti del Pil come strumento di misurazione fondamentale per valutare l’andamento dell’economia. È il benessere, non il Pil, lo strumento giusto per capire se una nazione, o un insieme di nazioni, o il mondo intero, sta andando nella giusta direzione. Perché il Pil, infatti, non prende in considerazione elementi chiave come la disuaglianza e la vulnerabilità economica delle persone. Ma soprattutto, rispetto al nostro discorso, e qui torniamo alla Cop26, non prende in esame la sostenibilità ambientale. E di fronte alle funeste previsioni legate all’aumento della temperatura e all’evidenza degli effetti che qui e ora tale aumento sta avendo ovunque (ed anche in Italia), a che cosa serve uno strumento di misura che non tiene conto della sostenibilità ambientale? Davvero la frase attribuita ad Einstein (ma forse di Bruce Cameron) sembra perfetta per questo libro: «Non tutto ciò che conta può essere contato, e non tutto ciò che può essere contato conta». Ma nel nostro caso, piuttosto, la frase adatta dovrebbe essere: «Non tutto ciò che abitualmente contiamo, conta. Ma invece conta, qualcosa che abitualmente non contiamo».

Joseph E. Stiglitz, Jean-Paul Fitoussi, Martine Durand

Misurare ciò che conta. Al di là del Pil


Passaggi, pp. XXXVI - 212